Un’immagine di Celestino V nella lunetta della chiesa di San Marcello

Sulla facciata della chiesa di San Marcello, in bella vista, vi è una lunetta con un affresco databile al XIV secolo, ripartito in tre parti: un papa benedicente, una Madonna con Bambino ed un monaco ed un altro affresco quasi completamente rovinato.

 

 sm-DSCN4899.jpgsm-DSCN4895.jpg

 

L’affresco, restaurato più di una decina d’anni fa, attira immancabilmente l’attenzione e la curiosità dei turisti mentre i locali non ci fanno neanche più caso. L’affresco è molto rovinato nella parte bassa mentre la parte alta è stata protetta dalla pioggia e dalla neve dalla rientranza. Andrebbe restaurato e protetto. Il papa benedicente, con tiara e aureola, è stato ritenuto San Marcello Papa, al quale è titolata la chiesa, diproprietà della Confraternita di San Carlo Borromeo. La lapide con la scritta “chiesa di San Marcello Papa”, posta a lato della porta centrale, indirizza inconsapevolmente il pensiero dell’osservatore in questo senso.

Il ritratto di  San Celestino V Papa

Ai primi del mese di giugno, osservando l’affresco, mi è parso che la figura del papa avesse un qual chè di familiare. Riflettendo, ho capito che il viso incavato era simile a raffigurazioni presenti in altri affreschi di San Celestino V papa, del quale in passato avevo condotto una ricerca. Questo Santo è anche uno dei quattro protettori della città dell’Aquila. Non sono molti gli affreschi riferiti a questo Santo e, quindi, quello di Pacentro ne arricchisce l’iconografia. Il dipinto è rovinato nella parte terminale del viso, come del resto tutto la restante parte. Tuttavia, quello che ne resta, confrontati con altri ritratti suoi porta a ritenere che sia proprio di lui.

 

 sm-DSCN4889.jpg

Nella parte opposta dell’affresco abbiamo un monaco calvo, con lunga barba ed aureola. Dovrebbe essere il beato Roberto di Salle, per le ragioni che spiegheremo di seguito.

 

 sm-DSCN4896.jpg

Uno dei monaci più vicini e cari a Celestino V fu il beato Roberto di Salle che morì nel luglio del 1341, famoso in tutta l’area d’influenza dell’Ordine celestiniano ed in particolar modo a Pacentro.
Roberto de Luczinardo, feudatario di Pacentro e di altre Terre, nel suo testamento redatto nell’aprile del 1342 volle che “Roberti de Salle” venisse seppellito nella sua cappella, che doveva essere costruita nel Monastero di Santo Spirito del Morrone (la Badia) e da intitolare “ad honore Beati Nicolai et sub eius vocabulo”. Per questa causa lasciò un reddito di dieci oncie annue agli esecutori testamentari.
Quindi, nell’affresco vi sono: a destra Celestino V; a sinistra Roberto di Salle, che venne beatificato dopo il 1341, la personalità più nota e oggetto di culto nell’Ordine dopo Celestino V; al centro vi è la Madonna con Bambino.
La differenza nelle caratterizzazioni delle aureole potrebbe rappresentare la leggera diversità tra Santo e Beato. Infatti, quella di papa Celestino V e della Madonna sono molto marcate e rifinite rispetto a quella del beato Roberto di Salle.
Di rappresentazioni di Celestino V dovevano essercene diverse in Pacentro, provocate dalla devozione che aveva per lui ed suo Ordine, il feudatario del tempo Roberto de Luczinardo. Una scultura di questo Santo papa si trova anche in un angolo di una torre del castello. La forte presenza del culto celestiniano in Pacentro porta ulteriori prove alla tesi che nel paese ci fossero presenze Templari di cui oggi non rimane più nessuna traccia.

La chiesa di  San Marcello papa

L’affresco della lunetta doveva essere uno dei tanti che si trovavano all’interno della chiesa di San Marcello prima della sua decadenza, come attestano anche resti di affreschi gotici presenti in una parte interna di essa. Questa chiesa, immersa nel verde, fu fuori dalle mura fino agli inizi del secolo XIV quando venne inglobata all’interno della cinta muraria. Verso la metà del secolo era una delle tre parrocchie del paese. Probabilmente era la parrocchia degli abitati sparsi fuori dalle mura. Fu una delle chiese feudali del paese. La prima citazione della chiesa di San Marcello si ha in una bolla papale del 1183. La chiesa chiaramente è stata costruita molto tempo prima di quell’anno. C’è chi sostiene, con cognizione, che l’edificio fosse a tre navate (due sono superstiti). Di conseguenza una chiesa abbastanza ampia per la cui costruzione occorsero parecchi anni, se non decenni. Riteniamo che essa fu eretta nel corso dei secolo IX-X, periodo di grande importanza sociale ed economica per Pacentro. Fu utilizzata per riunioni, sepolture e riposo di viaggiatori e pellegrini di passaggio da e per i monti della Majella e del Morrone.
Pietro De Stephanis, nella sua monografia su Pacentro del 1853, scrisse di San Marcello: «Questa chiesa anticamente sotto il titolo della Trinità, era stata fondata circa il 1047 da Adalberto monaco casauriense in “vocabulo Placento in comitatu Balbensi ubi Finianus dicitur…”», sbagliando in modo evidente titolo della chiesa, la data di costruzione e il luogo ove era sito la chiesa di Sant’Alberto, generando così da questa data una grande confusione tra le due chiese (San Marcello e Sant’alberto), poste in luoghi completamente diversi. Confusione che si perpetua ancor oggi in molti e, da alcuno, con ostinazione.

 

 st-alberto.jpg

 

La chiesa di San Alberto si trovava, e si trova, in località Fignano, quella di San Marcello si trovava, e si trova, sul crinale del monte allora chiamato dei Placunti (il punto più alto era la cima che ospitava la grande chiesa di San Marco), che l’espansione urbana ha col tempo completamente cancellato.

In conclusione, la scoperta di un’immagine di Celestino V a Pacentro apre nuovi scenari di ricerca e rischiara un pò le tenebre storiche del tempo.

Leave a Reply