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I Templari, la chiesa della Madonna di Loreto e una scritta oscura

Un’epigrafe oscura e particolare passa per lo più inosservata alla quasi totalità della popolazione pacentrana, a turisti ed altre persone. La scritta sembra racchiudere in se misteriosi fatti e tradizione del passato, di cui non se ne ha più alcuna conoscenza, a causa dell’interruzione della trasmissione orale da una generazione all’altra del patrimonio della nostra Comunità. Parliamo della scritta “Terribilis est locus iste et Porta coeli”, posta nella porta d’ingresso laterale della chiesa della Madonna di Loreto. Nella scritta, inoltre, è inserito un segno di abbreviazione prima della parola «est» e dopo «Terribilis» che significa tre. Per questo, la scritta andrebbe letta così “Questo è un luogo terribile tre volte e la Porta del cielo”.

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La prima parte di questa frase, “Terribilis est locus iste” consente un collegamento con la scritta presente nel portico della famosa chiesa francese di Rennes-le-Chateau, al centro del mistero dell’abate Bérenger Saunière, che la fece incidere durante i lavori di restauro iniziati nel 1887. Costui, dalla sera alla mattina, cambiò radicalmente vita in seguito ad una misteriosa scoperta avvenuta durante i lavori di restauro della chiesa.
Nel suo soggiorno a Parigi, dopo la scoperta, il curato Saunière acquistò tre tele, una delle quali riproduceva un ritratto del Papa San Celestino V, di autore ignoto. E’ evidente la relazione tra gli impenetrabili ritrovamenti del restauro, Celestino V ed i Templari. In altre parole, la scoperta avrebbe portato o obbligato l’Abate Saunière ad acquistare un dipinto in cui fosse raffigurato Celestino V.
L’abate, in seguito a quella scoperta, sembrò depositario di verità, di secoli prima, relative a tesori e segreti di Templari, Catari, Celestino V ed altri misteri, che ancor oggi non si è riusciti a scoprire.
La frase “Terribilis est locus iste” della chiesa di Rennes-le-Chateau, che si trova nel cuore della Linguadoca, Terra di Templari, è presente in altre chiese templari. Essa si può leggere anche sull’ingresso di Santo Spirito a Majella, costruita a partire dal 1246 dalla piccola comunità di Fra Pietro del Morrone (San Celestino V) e dimora del Santo fino al 1293.
Quindi, la chiesa della Madonna di Loreto di Pacentro potrebbe essere collegata ad avvenimenti e storie riconducibili a Celestino V ed ai Templari.
Andiamo ad esaminare separatamente gli indizi che possono portare a questa conclusione. Prima dobbiamo ricordare che, secondo alcuni studiosi, l’Ordine Templare dopo il suo violento scioglimento diede luogo alla nascita della Massoneria.

La chiesa della Madonna di Loreto

mdl-DSCN2696.jpg Le prime citazioni che a Pacentro vi fosse  una venerazione verso la Madonna di Loreto si hanno nel secolo XVI, quando troviamo dedicati al suo culto nella chiesa di San Marcello, una cappella, ed un altare nella chiesa della Madonna della Misericordia, quest’ultimo edificato al momento della costruzione della chiesa. Questi segni indicano che il culto si era affermato da tempo nel paese.
Della chiesa della Madonna di Loreto si ha la prima segnalazione ai primi del Settecento ed in essa risulta eretta dal 26 novembre del 1726 la confraternita sotto lo stesso titolo. La confraternita fu riconosciuta, agli effetti civili, dal Ministero dell’Interno il 21 maggio 1934 e riconfermata dallo stesso Ministero il 7 novembre 1987. ha. Anche qui dobbiamo osservare che una chiesa non si costruisce così e semplicemente ma che occorrono anni sia per l’affermazione del culto che per le risorse necessarie. Nella visita pastorale del 1729, il vescovo Matteo Odierna asseriva che la chiesa era di diritto padronale (Jurepatronatus) della Magnifica Università di Pacentro e che essa era mantenuta dalle elemosine dei fedeli. Il pavimento era da rifare ed i muri interni da imbiancare. L’edificio sacro, quindi, fu costruito a spese dell’Università di Pacentro, forse a seguito delle pressioni della popolazione, molto numerosa, rispetto al totale, che era in questa parte del paese. Non si conosce l’anno di costruzione. Però, si sa che a fianco della chiesa vi era una porta d’accesso al paese che fu denominata “Porta della Madonna di Loreto”, per il predominio che prese nella gente ad indicare il luogo con il nome di questa chiesa. Dagli usi religiosi vigenti nel giorno dell’Ascensione veniamo a conoscenza che la processione si recava nelle diverse Porte del paese (ve ne erano nove) per pregare e supplicare la celeste benedizione. Una di queste era la Porta della Madonna di Loreto.
La Porta potrebbe essere nata insieme alla costruzione della chiesa dovuta all’espansione urbana ed all’aumento di popolazione. O ancora, che la chiesa forse esisteva di poco fuori dalle mura. Dobbiamo ancora osservare che nella visita pastorale del 1802 risulta che la chiesa era stata di nuovo edificata (de novo reedificatam). Non si conoscono i motivi della distruzione della vecchia. In ogni caso, la nuova, che è quella attuale, non si sa se sia più grande (in altezza e larghezza) o più piccola della precedente andata distrutta e se sia stata ricostruita nello stesso luogo e nella medesima disposizione oppure sia stata spostata. Ad esempio, non si sa se l’abside della chiesa era posto ad est. Un esame del luogo porta a ritenere che essa sia stata ampliata, riducendo la via e la Porta.
Grande doveva essere la frequenza dei fedeli alla chiesa se nella deliberazione del 31 dicembre 1899, Giuseppe Mariani, priore della Confraternita della Madonna di Loreto, fece presente “all’adunanza la necessità di costruire una seconda porta di entrata dietro l’altare maggiore in detta chiesa per comodo tanto della fratellanza che dei preti, per non accedere alla porta principale che trovasi giornalmente aperta al culto pubblico, e specialmente quando trovasi interamente ingombrata dalla popolazione, e presenta una nota di spesa occorsa ammontante a lire 42,45, che essendo tale lavoro già fatto, devesi provvedere al relativo pagamento di esso…”. Nella stessa adunanza, si fa presente che è ancora dovuta a Giuseppe Mariani “la somma di lire 87,30 per il mattonato costruito in detta chiesa nell’anno 1897”. Al suo interno, oggi, la chiesa presenta delle sculture in gesso relative al ciclo della Madonna di Loreto.
Da come appare evidente, ad un esame superficiale, la scritta è incisa su una lastra di cemento ed è stata posta più in alto sull’architrave della chiesa ed in epoca successiva alla sua apertura, cioè dopo il 1897. Ma che senso può avere una frase che dice “Questo è un luogo terribile tre volte ed è la porta del Cielo”, posta in un’entrata laterale e posteriore della chiesa? E per di più in cemento e, quindi, recente. Allora, si è portati a ritenere che la scritta originaria o era presente sull’architrave di entrata della porta principale della chiesa, rimossa per motivi sconosciuti, oppure, molto più probabilmente, che fosse incisa nella Porta di accesso denominata “della Madonna di Loreto” e presente lì da secoli, come una sentinella che ammoniva chi entrava nel paese che stava entrando in un luogo terribile. Perché terribile? S’ignora. Al momento dell’abbattimento di questa Porta d’accesso avvenuta verso la fine dell’Ottocento, qualcuno ritenne, o volle, che la famosa scritta andasse comunque ricordata e sistemata in qualche altra parte, lì vicino, e si scelse così la porta laterale della chiesa della Madonna di Loreto, perché sita vicino la Porta. Questa è l’ipotesi. La chiesa si trovava poi molto vicina fisicamente al “Venerabile Hospitale de Sancto Marco” sito nei pressi della Piazza della Rosa. Può essere un caso ma forse qualche relazione precisa ci sarà stato. Va ancora detto che la Confraternita della Madonna di Loreto, che ha sede nella chiesa omonima, è quella che, attraverso un Comitato pro tempore organizza, dalla sua costituzione, la Corsa detta degli “Zingari”, che prima del 1950 era detta della “Madonna” o della “Petra Spaccata”. La Corsa in realtà è una corsa iniziatica tant’è che fino al XV secolo servì da selezione militare e successivamente, in epoca imprecisata, subentrò lentamente l’elemento religioso che poi prese il sopravvento. Elementi originari sono tuttavia ancora presenti in essa. Le foto pubblicate illustrano beni e aspetti presenti nella chiesa di cui stiamo parlando.

La Massoneria

Tre preti di Pacentro furono scritti nei primi decenni dell’Ottocento nel “Libro nero degli ecclesiastici Carbonari della Città e della Diocesi di Valva e Solmona”, riportati per ordine “Alfabetico dè paesi”. Il “Libro nero” nel frontespizio riporta “essendosi in seguito prese maggiori dilucidazioni per la verificazione dè soggetti imputati, si avverte di doversi attendere li Stati Nominativi rimessi alla Giunta Ecclesiastica di Scrutinio di Napoli”. Sotto la voce “P”, troviamo “Pacentro. Don Eligio de Chellis Prete Partecipante; Don Biagio di Lorenzo Prete Partecipante, Fundatore, Confessore. Sospeso dalla Confessione. Sospeso a divinis, e mandato al Convento dei Cappuccini di Solmona; Don Marco di Lorenzo Prete Partecipante, Oratore”. Non si conosce l’esito del processo a carico dei tre preti. Secondo alcuni, la Carboneria si propagò innestandosi a volte su preesistenti logge massoniche di tipo scozzese. La presenza nel nostro paese, di tre sacerdoti appartenenti alla Carboneria porta dritto a ritenere esistente una tradizione massonica occulta derivante dai Templari.

Le Torri gemelle di Pacentro e di Beaucaire

Un ulteriore elemento di influenza francese presente a Pacentro è rappresentata dalla torre di nord-ovest del castello in tutto simile a quella esistente nella città di Beaucaire, nel cuore della Linguadoca. E’ dubbio se l’influenza architettonica possa essere stata esercitata da architetti al seguito dei primi angioini o ad influenze dovute al ritorno di Celestino V da Lione nel 1275. In ogni modo l’influenza architettonica è evidente e non è escluso che questa non sia stata accompagnata anche dalla forte tradizione religiosa relativa al Tempio proveniente da quella regione francese.

Le origini dei Caldora

Anche la famiglia Caldora proviene dalla Linguadoca, Terra da cui nacquero molti cavalieri templari. Tra i Caldora e i Luczinardo abbiamo sangue Normanno (madre di Roberto de Luczinardo), Tedesco (i de Luczinardo) e Angioino (i Caldora). I Caldora o Roberto de Luczinardo potrebbero aver voluto le sculture della torre di nord est, la cui disposizione presenta elementi esoterici.

Un altro indizio potrebbe essere che Fra Pietro del Morrone era molto amato a Pacentro e che questo portò i feudatari del tempo, in particolare Roberto de Luczinardo, a favorire fortemente i seguaci di lui a discapito di quelli casauriensi che avevano in Fignano, proprio sulla via maestra dei Placunti, l’Abbazia di Sant’Adelberto. Nel secolo XIII nell’area di Valva, l’ordine di Fra Pietro del Morrone, in fondo, era in concorrenza con quello di Casauria mentre l’ordine vulturnense ormai non era più presente.
Tant’è che nella messa celebrata da Fra Pietro del Morrone avanti “il luogo di San Spirito già ingrandito” il 5 giugno del 1293, vengono citate in una pubblicazione del 1634 solo due processioni tra le tante che si fecero quel giorno: quella di Sulmona e quella di Pacentro che riportiamo così come è scritto “I Cittadini di Sulmona… mostrarono segni particolari d’allegrezza. Tutti… fecero ceri e lampade grandi, e devotissimamente le offrirono al Santo… Tutto il Clero di Sulmona onorevolmente con ceri accessi processionalmente e devotissimamente con i suoi abiti Clericali vennero a trovarlo alla Cella…  Gli uomini di Pacentro anch’eglino, come vicini quasi altrettanto al medesimo luogo, per comune decreto, con ceri grandi e lampade, con onorevole processione andarono alla Cella, cantando inni e cantici di allegrezza, e di ringraziamento al Signor Iddio”.

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